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Più
di 300.000 minori di 18 anni sono attualmente impegnati in conflitti nel
mondo.
Centinaia di migliaia hanno combattuto nell'ultimo decennio, alcuni
negli eserciti governativi, altri nelle armate di opposizione. La
maggioranza di questi hanno da 15 a 18 anni ma ci sono reclute anche di
10 anni e la tendenza che si nota è verso un abbassamento dell'età.
Decine di migliaia corrono ancora il rischio di diventare soldati.
Il problema è più grave in Africa (il rapporto presentato
nell'aprile scorso a Maputo parla di 120.000 soldati con meno di 18
anni) e in Asia ma anche in America e Europa parecchi stati reclutano
minori nelle loro forze armate.
Negli ultimi 10 anni è documentata la partecipazione a conflitti
armati di bambini dai 10 ai 16 anni in 25 Paesi. Alcuni sono soldati
a tutti gli effetti, altri sono usati come "portatori" di munizioni,
vettovaglie ecc. e la loro vita non è meno dura e a rischio dei primi.
Alcuni sono regolarmente reclutati nelle forze armate del loro stato,
altri fanno parte di armate di opposizione ai governi; in ambedue i casi
sono esposti ai pericoli della battaglia e delle armi, trattati
brutalmente e puniti in modo estremamente severo per gli errori. Una
tentata diserzione può portare agli arresti e, in qualche caso, ad una
esecuzione sommaria.
Anche le ragazze, sebbene in misura minore, sono reclutate e
frequentemente soggette allo stupro e a violenze sessuali. In Etiopia,
per esempio, si stima che le donne e le ragazze formino fra il 25 e il
30 per cento delle forze di opposizione armata.
Anche
nella storia passata i ragazzi sono stati usati come soldati, ma negli
ultimi anni questo fenomeno è in netto aumento perché è cambiata la
natura della guerra, diventata oggi prevalentemente etnica,
religiosa e nazionalista. I "signori della guerra" che le
combattono non si curano delle Convenzioni di Ginevra e spesso
considerano anche i bambini come nemici. Secondo uno studio UNICEF, i
civili rappresentavano all'inizio del secolo il 5 per cento delle
vittime di guerra. Oggi costituiscono il 90 per cento.
L'uso di armi automatiche e leggere ha reso
più facile l'arruolamento dei minori; oggi un bambino di 10 anni può
usare un AK-47 come un adulto. I ragazzi, inoltre, non chiedono paghe, e
si fanno indottrinare e controllare più facilmente di un adulto,
affrontano il pericolo con maggior incoscienza (per esempio
attraversando campi minati o intrufolandosi nei territori nemici come
spie).
Inoltre la lunghezza dei conflitti rende sempre più urgente
trovare nuove reclute per rimpiazzare le perdite. Quando questo non è
facile si ricorre a ragazzi di età inferiore a quanto stabilito dalla
legge o perché non si seguono le procedure normali di reclutamento o
perché essi non hanno documenti che dimostrino la loro vera età.
Si dice che alcuni ragazzi aderiscono come volontari: in questo
caso le cause possono essere diverse: per lo più lo fanno per
sopravvivere, perché c'è di mezzo la fame o il bisogno di
protezione. Nella Rep. Democratica del Congo, per esempio, nel '97 da
4.000 a 5.000 adolescenti hanno aderito all'invito, fatto attraverso la
radio, di arruolarsi: erano per la maggior parte "ragazzi della strada".
Un
altro motivo può essere dato da una certa cultura della violenza o dal
desiderio di vendicare atrocità commesse contro i loro parenti o
la loro comunità. Una ricerca condotta dall'ufficio dei Quaccheri di
Ginevra mostra come la maggioranza dei ragazzi che va volontario nelle
truppe di opposizione lo fa come risultato di una esperienza di violenze
subite personalmente o viste infliggere ai propri familiari da parte
delle truppe governative.
Per i ragazzi che sopravvivono alla guerra e non
hanno riportato ferite o mutilazioni, le conseguenze sul piano fisico
sono comunque gravi: stati di denutrizione, malattie della pelle,
patologie respiratorie e dell'apparato sessuale, incluso l'AIDS.
Inoltre ci sono le ripercussioni psicologiche dovute al fatto di
essere stati testimoni o aver commesso atrocità: senso di panico e
incubi continuano a perseguitare questi ragazzi anche dopo anni. Si
aggiungano le conseguenze di carattere sociale: la difficoltà
dell'inserirsi nuovamente in famiglia e del riprendere gli studi spesso
è tale che i ragazzi non riescono ad affrontarla. Le ragazze poi,
soprattutto in alcuni ambienti, dopo essere state nell'esercito, non
riescono a sposarsi e finiscono col diventare prostitute.
L'uso dei bambini soldato ha ripercussioni anche su gli altri ragazzi
che rimangono nell'area del conflitto, perché tutti diventano
sospettabili in quanto potenzialmente nemici. Il rischio è che vengano
uccisi, interrogati, fatti prigionieri.
Qualche volta i bambini soldato possono rappresentare un rischio anche
per la popolazione civile in senso lato: in situazioni di tensione sono
meno capaci di autocontrollo degli adulti e quindi sono "dal grilletto
facile".
Questo qui sotto è un articolo scritto sui
"bambini soldato" da una classe elementare..
Sapete che in tante parti
del mondo, dove ci sono delle guerre, sono moltissimi i bambini che
combattono?
I bambini soldato hanno una
età molto simile alla nostra, e a volte vengono arruolati quando sono
ancora più piccoli, a sei - sette anni .
Spesso sono portati via con
la violenza o con l’inganno dai loro villaggi o dalle città in cui
abitano e sono obbligati ad entrare a far parte di un esercito.
Se non lo fanno, vengono
impauriti con la minaccia di restare per tutta la vita in carcere,
oppure di non vedere più la loro famiglia. Se cercano di scappare e
vengono ripresi, sono picchiati e puniti con grande severità.
Dopo
questo primo momento terribile, i bambini vengono addestrati alla fatica
e sono costretti a svolgere i lavori più pesanti, a fare lunghe marce,
portando delle armi pesantissime e ad imparare ad usarle.
Molti bambini muoiono
durante questo periodo, perché non sopportano le durissime condizioni di
vita che sono costretti a subire.
Chi sopravvive, viene
infine mandato in guerra.
Ci sono delle associazioni
che si occupano di questi bambini e cercano di liberarli, pagando a
volte delle somme di denaro al gruppo che li ha arruolati.
I più fortunati, vengono
poi aiutati a diventare di nuovo dei "bambini normali". Molti di loro,
infatti, dopo un’esperienza così terribile, sono diventati violenti e
spietati, si sentono in colpa per le azioni che hanno fatto in guerra e
pensano che nessuno voglia loro bene: hanno perso la serenità.
Noi, dopo aver scoperto
questa realtà, abbiamo capito quanto siamo fortunati a poter giocare,
avere degli amici, frequentare una scuola,…
Speriamo che la decisione
dell’ONU di impedire che chiunque venga arruolato prima dei diciotto
anni sia rispettata. |