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 Interviste:

EVOLUTION SO FAR

                 

Quattro chiacchiere con Francesco degli Evolution so far, gruppo hardcore ligure.

Solite domande iniziali del cazzo, come vi siete conosciuti, quando, gruppi a cui vi ispirate ecc..

Francesco:  Il gruppo si è formato nell’estate del 2001, ma ci conoscevamo tutti da tempo, e avevamo quasi tutti già suonato insieme in altre bands. Le influenze principali sono quelle legate all’hardcore americano degli ’80, soprattutto i gruppi di Washington e quelli californiani. Tra i gruppi più recenti, invece, direi Good Riddance e Kid Dynamite.

 

Descrivete il vostro full-leght “The armies of bitterness”

Francesco: E’ un disco onesto, suonato con passione. Le canzoni non brillano sicuramente per originalità, è semplicemente hc a metà tra aggressività e melodia, ma abbiamo fatto quello che volevamo fare, quindi siamo soddisfatti. Se potessi cambiare qualcosa, probabilmente lavorerei in maniera diversa ai suoni, sono venuti un po’ troppo freddi e nitidi per i miei gusti. In ogni caso, Armies è una cosa che rappresenta molto per noi, anche al di là del discorso strettamente musicale: è stata una bella sensazione riuscire a far uscire una cosa completamente nostra, a cui avevamo dedicato un sacco di tempo e di energie.

 

Qual’è il significato del vostro nome?

Francesco: Il significato è più o meno questo: “milioni di anni di evoluzione, e siamo ridotti a questo patetico delirio… probabilmente era meglio non strisciare fuori dagli oceani e rimanere innocui organismi monocellulari”.

 

Com’è stato suonare con i Crime Gang Bang? C’è qualche concerto che ricordate particolarmente?

Francesco: I Crime Gang Bang sono un gran gruppo, ci ha fatto molto piacere suonare con loro. Ho ricordi positivi di quasi tutti i concerti. Tra gli ultimi che abbiamo fatto, quello che mi ha lasciato di più è stato il compleanno dei Kafka al TDN di Genova, hanno tirato su una bellissima serata, tanti gruppi, tanta gente, organizzazione impeccabile. E’ stata una di quelle occasioni in cui ti rendi conto che forse, alla fine, esiste un qualcosa che puoi chiamare “scena”.

 

Si può ancora parlare di hardcore in questi tempi?

Francesco: Certo che si può parlare di hardcore. La situazione sociale-culturale-economica in cui viviamo è sicuramente diversa da quella dei primi ’80, ma non è per niente positiva, quindi non credo che sia venuto meno il terreno su cui può svilupparsi un discorso come quello Hc. Musicalmente, sono state prese molte direzioni, alcune secondo me c’entrano pochissimo con l’hardcore (che per me rimane un aggettivo di “punk”), altre rimangono invece fedeli allo spirito della cosa (vedi ad esempio il “suono Dischord”). Il problema principale è che in molti casi si è persa la furia, quell’urgenza incontrollabile che rende l’hardcore qualcosa di diverso da una sterile, innocua sottocultura giovanile, vendibile come tutte le altre sul mercato dell’intrattenimento.

 

Che rapporti avete con la tv e con il web?

Francesco: Con la televisione ho un pessimo rapporto, la tratto come appendice del videoregistratore. Penso che la maggior parte dei contenuti veicolati dalla Tv non siano altro che inquinamento mentale, info-tossine, propaganda al consumo, il monologo autocelebrativo dello status-quo. Il mezzo di per sé stesso è molto adatto a queste cose: la Tv è estremamente passivizzante e unidirezionale, ha un potere quasi ipnotico che rende facilissimo colonizzare le nostre percezioni, i nostri schemi cognitivi, la nostra immaginazione.
Con il Web ho un rapporto migliore: c’è molta più possibilità di azione ed interazione, la sua struttura decentrata rende potenzialmente molto ampia la possibilità di una ricerca personale di informazioni e contenuti, e dovrebbe poter resistere ai crescenti invesimenti pubblicitari. 

 

Scaricate spesso cd da internet? Lo trovate giusto?

Francesco: Non scarico spessissimo interi dischi da internet, di solito mi limito ad ascoltare qualche canzone dei gruppi che mi potrebbero interessare e poi decido se sbattermi o meno per procurarmi il disco. Comunque sono favorevolissimo al download: penso che la musica, cosi’ come l’arte e la culura, dovrebbe essere liberamente disponibile a chiunque, in qualsiasi momento. E’ nell’aria, è di tutti. Guardo con molta simpatia al copy-left e al no-copyright.

 

Progetti futuri?

Francesco: Finire di scrivere e iniziare a registrare i pezzi del nuovo disco, suonare in giro il più possibile, e tutte le solite cose che fanno i gruppi…

 

Dite quello che volete ;)
Francesco: Grazie mille per l’intervista e l’interesse, auguri per la ‘zine!